Echinacea Angustifolia

Echinacea Angustifolia


Echinacea angustifolia DC.
Echinacea purpurea (l.) Moench
Compositae
Fiordaliso


Lo sapevi che?

Descrizione

Pianta erbacea alta sino a 90 centimetri con foglie ovate a margine vagamente dentato, foglie basali spesso cordate e radice fibrosa. Contiene flavonoidi, alcaloidi pirrolizidinici, acidi fenolici liberi ed esterificati, esteri osidici dell’acido caffeico (echinacosidi, mancanti in E. purpurea) e olio essenziale. È una pianta adattogena con attività immunostimolante.

Un aiuto per il sistema immunitario

Echinacea: si tratta di un genere di piante erbacee perenni appartenenti alla famiglia delle Compositae (Asteraceae) che comprende diverse specie di interesse ornamentale e curativo originarie del nord America. Gli Indiani autoctoni, infatti, ne sfruttavano le proprietà, soprattutto su piaghe e ferite.

Sono tre le specie di Echinacea utilizzate a scopo terapeutico: l’Echinacea angustifolia, l’Echinacea purpurea e l’Echinacea pallida (anche se le specie endemiche presenti nel Nord America sono complessivamente nove).

Sembra che gli Indiani sfruttassero l’Echinacea angustifolia come rimedio contro i morsi di serpenti e insetti velenosi: gli Sciamani indiani davano da masticare foglie e radici a chi era stato morso mentre cercavano di eliminare il veleno incidendo la pelle e applicando, poi, sulla parte incisa, una poltiglia ricavata dalla macerazione di foglie e radici della pianta fresca: i sintomi dell’avvelenamento sparivano in pochi giorni.

Il nome con il quale identificavano la pianta era coneflower, ricordando, così, la forma del fiore, che ha nel centro un cono pronunciato.

Inizialmente Linneo attribuisce a questo genere il nome di Rudbeckia, in onore di O. Rudbeck, botanico svedese del XVII secolo. Successivamente, nel 1794, Moench cambia il nome in Echinacea, di etimologia greca (Echinos significa “riccio di mare” e può ricordare sia i semi, che nella parte superiore presentano un margine dentato, che l’intera pianta fiorita).

Nel 1870, il dottor H.C.F. Meyer usa l’Echinacea come ingrediente nel suo rimedio: il Meyer’s blood purifier una sorta di panacea da utilizzare in caso di intossicazione del sangue.

Solo con l’inizio del XX secolo l’Echinacea entra nella medicina pratica: la tintura madre è tra i medicinali più venduti in America. Negli stessi anni inizia la sua diffusione anche in Europa: oggi la Germania è il paese con il maggior numero di pubblicazioni sull’uso terapeutico di questa pianta.

Nel vecchio continente la sua fama è quella di “spegnere” sul nascere i sintomi influenzali e da raffreddore: attualmente ne vengono sfruttate le proprietà immunostimolanti.

È sempre stata fatta molta confusione tra le caratteristiche e le proprietà delle diverse specie appartenenti al genere Echinacea, forse anche per la loro spiccata somiglianza morfologica.

Il fusto può raggiungere i 150 cm (giunge a completo sviluppo in alcuni anni) ed è ricoperto da una quantità di foglie che varia in relazione alla specie. I fiori, ligulati come in tutte le piante appartenenti alla famiglia delle Asteraceae, hanno un colore che varia tra il bianco-rosato e il rosa-purpureo.

L’Echinacea angustifolia cresce nelle praterie, ha radici lunghe e profonde e la sua fioritura va da giugno a settembre.

L’Echinacea purpurea cresce, invece, nelle foreste aperte, le sue radici non penetrano profondamente nel terreno; il fiore, di colore violaceo, fiorisce tra giugno e settembre.

L’Echinacea pallida cresce nelle prateria, fiorisce tra maggio e agosto e i suoi fiori sono bianchi.

Differenti nelle tre specie sono anche l’altezza del fusto e la forma e la consistenza delle foglie.

I polisaccaridi (soprattutto inulina) si trovano principalmente nelle radici di Echinacea angustifolia e nelle parti aeree di Echinacea purpurea: secondo numerosi studi condotti sembrano loro i responsabili dell’attività immunostimolante della pianta. Nell’Echinacea pallida i polisaccaridi sono presenti solo in percentuale minore, questo spiega perché la sua attività ricalchi quella delle altre due specie ma in modo molto meno incisivo. Nel linguaggio dei fiori e delle piante, riprendendo l’originario significato che gli Indiani le attribuivano, simboleggia la forza e la salute. La sua forza aiuta il sistema immunitario a proteggere la salute dell’individuo stesso.


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